news Bonus Pc e internet, tutti i buchi del decreto

28 Ottobre 2020by 0
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Difficile pensare un decreto basato sull’erogazione di bonus per i consumatori, strizzando l’occhio alle compagnie telefoniche, e riuscire a scontentare tutti. Eppure c’è riuscito il ministero dello Sviluppo economico, con il decreto del 7 agosto 2020, convertito in legge e pubblicato in gazzetta lo scorso 1 ottobre. Il “Piano voucher sulle famiglie a basso reddito” per permettere anche ai nuclei meno abbienti di avere una connessione veloce e un dispositivo informatico in casa, infatti, sembra pensato per complicare le cose. A partire dai paletti che rischiano di condizionare troppo la scelta del consumatore, fino alla decisione di affidare la pratica agli operatori telefonici, intermediari che sapranno come approfittare dell’enorme regalo, a cominciare dall’enorme tesoretto di dati personali immagazzinati grazie all’operatore. Ma procediamo con ordine e passiamo al vaglio le maggiori criticità del testo.

Innanzi tutto, ricapitoliamo: a chi spetta il bonus? È un contributo economico da 200 a 500 euro (un solo voucher per famiglia) per acquistare dispositivi elettronici, servizi e strumenti per la navigazione: computer, tablet e connessioni internet. Il voucher verrà diviso così: 200-400 euro per lo sconto sui servizi di connettività per una durata non inferiore a 12 mesi; 100-300 euro sulla fornitura di un personal computer o tablet che è vincolato al contratto di connessione ma diventa di proprietà dopo i 12 mesi. È rivolto alle famiglie con un Isee inferiore ai 20mila euro. Il criterio, dunque, sarà quello dell’esaurimento fondi. È prevista una seconda fase, che dovrebbe partire nel 2021, con bonus per famiglie con Isee inferiore a 50mila euro e per imprese.

Il primo problema che emerge riguarda la velocità minima di connessione. Il decreto dice: “Il contributo è erogato, nel rispetto del principio di neutralità tecnologica, per la fornitura di servizi di connettività ad almeno 30 Mbit/s in download alle famiglie che non detengono alcun contratto di connettività, ovvero che detengono un contratto di connettività a banda larga di base, da intendersi, ai fini del presente decreto, come inferiore a 30Mbit/s in download”. Le compagnie che vogliono entrare nell’affare del bonus devono poter offrire al consumatore un opzione con connessione in fibra che rispetti queste caratteristiche. Ma Asstel, l’associazione che raggruppa proprio gli operatori di tlc ha scritto al governo e all’Agcom per lamentarsene. L’asticella dei requisiti minimi di velocità di download è troppo alta, si rischia di poter garantire l’offerta a troppi pochi utenti. E qui ci concediamo un commento per inciso: gli stessi operatori che mostrano i muscoli nelle pubblicità su media e cartelloni stradali, promettendo connessioni “fino a 1 giga/s” si mostrano terrorizzate quando c’è da garantire all’atto pratico meno di un trentesimo di quella velocità. Da tenere a mente alla voce differenza tra aspettative create dagli spot e realtà. Asstel si lamenta anche di un altro aspetto: l’onore di verificare che chi chiede il contributo ha veramente un Isee inferiore a 20mila euro spetta all’operatore a cui si è rivolto. E nel caso in cui Infratel (la società pubblica a cui il ministero ha affidato la regolamentazione dell’iter) in un controllo a campione scopra che l’autocertificazione è falsa, l’operatore perde il rimborso statale sullo sconto già accordato al consumatore.

Gli operatori, però, non si sono lamentati quando il governo ha deciso che gli aventi diritto al bonus, invece di riceverlo direttamente, dopo esibizione di scontrino o fattura (come il bonus bici), o avendo diritto allo sconto mostrando un codice (come nel caso del bonus vacanze), dovessero passare per il call center o i punti vendita degli operatori tlc. Un grosso regalo per almeno due ragioni: la quantità enorme di nuovi contratti di fornitura di connessione legati al bonus e la mole di dati personali che finiranno nel database delle compagnie stesse. Non a caso, sebbene da una parte temporeggino, non avendo avviato effettivamente la possibilità di richiedere il bonus, dall’altra Tim, Vodafone e Wind Tre hanno fatto in fretta a pubblicare una pagina dedicata al bonus sui rispettivi siti. In ognuna a parte generici riferimenti all’ammontare del bonus e ai requisiti per ottenerlo, si richiedono la mail o il numero di telefono per essere ricontattati. Dati personali gli operatori potranno utilizzare, almeno per il periodo dell’offerta, non solo per gestire la partita del bonus, ma anche per comunicare offerte commerciali al consumatore. Come se il telemarketing aggressivo che gli italiani conoscono bene avesse bisogno di ulteriori favori.

Oltre al problema della privacy, il decreto sul bonus Pc e internet

 

 

il Salvagente

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