news Cosa può fare l’omeopatia per chi si ammala di Covid-19?

9 Novembre 2020by 0
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Quello che pubblichiamo è un ampio estratto dallo scritto di Francesco Cappi. Il dottor Cappi è medico-chirurgo, specialista in Medicina Interna – Omeopatia – Agopuntura. È allievo del Prof. Antonio Negro e ha voluto testimoniare la sua esperienza in questi mesi di cura attraverso la omeopatia classica e la medicina della persona di pazienti affetti da Covid-19.

Il suo è stato uno dei molti interventi contenuti nel libro Covid-19 – La sfida dell’immunità individuale, edito da Cemon srl. Chi fosse interessato può scaricare l’ebook gratuitamente qui.

 

Le osservazioni cliniche, sui casi di Covid-19 hanno permesso di distinguere diverse “fasi” nel decorso clinico dell’infezione da coronavirus. Una prima fase che potremmo definire “virale” con il coinvolgimento, simile a quello di altre virosi influenzali, delle alte vie aeree con sintomi quali raffreddore, infiammazione mucosa, ostruzione nasale, raucedine, faringo e laringodinia, tosse secca senza dispnea, otalgia e in qualche caso otite, dolori muscolari a carattere influenzale, coinvolgimento delle mucose digestive con disordini dell’alvo e numerosi altri sintomi come anche le caratteristiche anosmia e ageusia. Sintomi diversi, non tutti presenti nei soggetti affetti, spesso ma non sempre, accompagnati da febbre e astenia. Una fase di infiammazione tipica della virosi, con estrema variabilità di presentazione e decorso.

Una seconda fase del decorso clinico del Covid-19 potremmo definirla “polmonare” con sintomi di approfondimento alle basse vie aeree, dalla trachea ai polmoni, comparsa frequente di polmonite interstiziale bilaterale, quasi sempre accompagnata da dispnea severa, tosse, febbre e astenia. In un certo numero di pazienti, principalmente ma non solo, pazienti anziani e affetti da diverse patologie croniche, la patologia ha determinato il viraggio verso una fase che potremmo definire “autoimmunitaria” con manifestazioni a carattere autoimmunitario con sintomi severi e spesso a rapida evoluzione come l’aggravamento repentino dell’infiammazione polmonare, la sindrome da insufficienza respiratoria acuta, le complicanze trombotiche dei vasi degli apparati coinvolti, gli esiti a carattere vasculitico di diversi apparati.

L’apporto terapeutico della medicina omeopatica

Di fronte a questa variabilità individuale dell’espressione clinica del Covid-19 quale è stato l’apporto terapeutico della medicina omeopatica e più in generale della medicina della Persona?

Nel mio caso ho trattato con medicina omeopatica, attraverso la consulenza telefonica o domiciliare, dal 15 marzo al 30 giugno 2020, 133 pazienti per la presenza di sintomi infiammatori che richiamavano il quadro della sindrome influenzale. La filosofia della medicina omeopatica in questa attuale condizione di epidemia virale ha fondato il suo criterio di azione su alcune precise scelte strategiche:

  • contatto precoce tra medico e paziente ai primi segni di malessere;
  • sostegno terapeutico personalizzato;
  • monitoraggio continuo del paziente per adeguare la terapia individualizzata alle evoluzioni cliniche del singolo caso.

Questo metodo, dai dati in mio possesso, sembra aver permesso una efficace gestione dei casi trattati.

Analisi dei risultati clinici

La prima interessante considerazione è che nessuno dei pazienti seguiti ha avuto aggravamenti critici della patologia tali da richiedere il ricovero in ambiente ospedaliero. La terapia con la medicina della persona, in particolare con la medicina omeopatica, è apparsa efficace sia sui pazienti nella “fase virale” della infezione sia nella “fase polmonare”. Nessuno in particolare ha presentato, quindi, gli aggravamenti tipici della “fase autoimmunitaria”. Interessanti sono anche i tempi di guarigione. La scomparsa dei sintomi, in particolare febbre, sintomi respiratori e astenia, nel 33% dei casi si è presentata entro il settimo giorno di terapia. Nel 31% dei casi entro il quindicesimo giorno di terapia, nel 15% dei casi entro il trentesimo giorno di terapia, nel 9% dei casi oltre il trentesimo giorno di terapia. Nell’11% dei casi, invece, il paziente è uscito dal monitoraggio e non si hanno informazioni. Nell’1,5% dei casi, infine, la terapia con medicina naturale non è stata efficace ed i pazienti sono guariti con terapia farmacologica in particolare antibiotica. Sorprende, a mio parere, la rapidità di risposta clinica alla terapia, anche in presenza di sintomatologia importante riferibile ad interessamento delle basse vie respiratorie.

Un caso clinico

Vorrei soffermarmi su uno specifico caso clinico che, grazie alla osservazione diretta domiciliare, ho avuto modo di osservare in maniera più approfondita. È il caso di un uomo di 58 anni, senza particolari patologie, che da 10 giorni rispetto al mio intervento presentava febbre fino a 38,5 gradi, dispnea riferita come severa, tosse secca e astenia con difficoltà a svolgere le comuni occupazioni e fatica anche ad alzarsi dal letto. La saturazione era a valori di 88%. Paziente che, in attesa di tampone per il Covid-19, aveva rifiutato il ricovero. Il primo intervento terapeutico è avvenuto telefonicamente in tarda serata con la somministrazione di un rimedio omeopatico antiinfiammatorio come Belladonna 30CH e di Carbo vegetabilis 6CH per la situazione respiratoria e polmonare. La valutazione domiciliare del giorno successivo ha confermato i sospetti clinici. L’auscultazione del torace rivelava la presenza del coinvolgimento bilaterale delle basi e dei lobi medi polmonari con un quadro di probabile polmonite bilaterale non confermata per l’impossibilità ad eseguire esami radiologici in pazienti febbrili nelle strutture ambulatoriali private. Rifiutando il paziente il ricovero ospedaliero, con la promessa di un monitoraggio telefonico tre volte al giorno, ho accettato di procedere all’assistenza domiciliare associando alla terapia farmacologica l’indicazione ad una particolare attenzione alimentare, l’assunzione di Vit C e D e l’invito a cercare una reazione anche dal punto di vista psichico con l’esecuzione giornaliera di esercizi respiratori e piccoli movimenti nella misura del possibile. L’aggiornamento del pomeriggio dello stesso giorno rivelava: sensazione di respiro più libero da parte del paziente, lieve riduzione dell’astenia. L’apparente, iniziale, miglioramento era confortato da una saturazione di 93% nella misurazione delle 15.00 e di 95% nella misurazione delle 19.00. Con il supporto del rapido miglioramento delle condizioni respiratorie ho continuato la terapia omeopatica e il costante monitoraggio telefonico. Il giorno successivo la saturazione rimaneva stabile a 95% ma si presentava un ulteriore lieve miglioramento della respirazione, dell’astenia, dell’appetito e della tosse che iniziava a diventare, a momenti, più grassa. Si decideva, allora, di continuare la terapia omeopatica rinforzandola con un altro rimedio a tropismo polmonare, Ferrum phosphoricum, con il conforto dal continuo miglioramento soggettivo del paziente. Il Ferrum phosphoricum è stato scelto in base alle caratteristiche costituzionali di un soggetto longilineo, alto ma non eccessivamente muscoloso, di temperamento sensibile e nervoso, particolarmente agitato nella specifica situazione clinica e per la presenza dei sintomi tipici dell’interessamento polmonare con tosse secca, dispnea e desiderio di bevande fredde.

Il giorno successivo la saturazione di ossigeno del sangue era 96%. All’inizio del sesto giorno di terapia omeopatica, senza la collaborazione di altri presidi terapeutici, la saturazione era del 98% con il netto miglioramento delle condizioni generali e respiratorie e assenza di febbre. Situazione clinica che ha continuato a migliorare nei giorni seguenti con progressiva scomparsa di tutti i sintomi, rimanendo stabile nei giorni successivi di monitoraggio e permettendo il passaggio ad una terapia che alla somministrazione continuativa di Carbo vegetabilis ha associato il rimedio Phosphorus, continuato fino a guarigione completa del paziente con recessione del referto polmonare, confermato da successiva visita medica domiciliare dopo il periodo di opportuna quarantena. Anche il rimedio Phosphorus è stato scelto in base alla costituzione del paziente ad impronta longilinea tubercolinica e per la presenza dei peculiari sintomi di congestione polmonare.

Una rondine non fa primavera, ma…

Cosciente che una “rondine non fa primavera” e che, quindi, un caso di compromissione polmonare pur importante, in soggetto risultato poi Covid-19 positivo e risolto con la sola medicina omeopatica, non ha valore statistico, anche confortato dai risultati clinici ottenuti negli altri casi clinici descritti, mi sento di affermare che, nelle condizioni di sospetta patologia virale, uno stimolo terapeutico precoce, individuale e personalizzato sulle condizioni cliniche dei pazienti, risulta un utile e talvolta fondamentale stimolo della capacità difensiva immunitaria del soggetto e potrebbe essere di ausilio, in un regime di collaborazione tra colleghi, in molte situazioni difficili sia ospedaliere che domiciliari. Probabilmente proprio la natura intracellulare dell’infezione virale che rende poco utile la somministrazione di terapie antibiotiche e non sempre ottimale la somministrazione di presidi antivirali o altre terapie farmacologiche, rende invece utili i supporti terapeutici che svolgono la loro azione partendo dallo stimolo della reattività individuale con una azione di sostegno immunitario.

il Salvagente

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