news Il microbiota intestinale: 500 specie di batteri che governano la nostra salute

12 Novembre 2020by 0
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Qualcuno ha detto “se siamo soli nell’Universo allora c’è troppo spazio per noi”. Eppure se cercare gli alieni significa volare per migliaia di anni nello spazio, saremmo fortemente sorpresi nel sapere che ha circa 70-80 cm dai nostri occhi troviamo un vero e proprio alieno: il microbiota intestinale. Pesa circa un chilogrammo e mezzo ed è formato da 500 specie diverse di batteri oltre ad essere pari come numero di cellule a quelle complessive del nostro organismo. Siamo in genere convinti che noi ospitiamo il microbioma nel nostro organismo offrendogli tutto ciò che gli serve per crescere ovvero temperatura costante, acqua, nutrienti e spazio, ma in effetti si ha un reciproco vantaggio dove i batteri della flora intestinale ci aiutano fornendoci molecole positive per la nostra salute, influenzano il nostro comportamento. Se, però, si “ammala” il microbiota come qualsiasi altro organo pagheremo delle conseguenze. Come possiamo conviverci al meglio e senza conflitti?

Mangio senza problemi di tutto, del resto il microbiota si accontenta di qualunque nutriente

FALSO Non è così. Facciamo un esempio: le proteine sono dei macronutrienti nobili che vanno sempre utilizzate ma, volendo preferire, sarebbe meglio scegliere quelle di origine vegetale che sono un vero tocca sano per il microbiota e soprattutto migliorano il rapporto dei batteri buoni come i noti Bifidobacter e i Lactobacilli a sfavore dei batteri patogeni. Ricordiamo che i vegetali come la frutta, i cereali e la verdura introducono della fibra, ad esempio la crusca ci dona anche 22 grammi per cento di fibre o recuperiamo 9,5 grammi di fibre dalla farina integrale o 8 grammi di fibre dal riso integrale, 6 grammi dai lamponi e dagli spinaci; tutte fibre che aiutano il nostro microbiota a lavorare meglio. Un microbiota in perfetta forma produce degli acidi grassi detti a catena corta, ad esempio l’acido butirrico che ci protegge da forme tumorali. Se poi si aggiungono alla dieta i legumi, che forniscono composti molto utili per la nostra salute, con un piatto di zuppa di legumi e magari della pasta integrale creiamo la migliore combinazione per far lavorare meglio il microbiota.

Le calorie le ottengo da zuccheri e grassi che sono una vera e propria manna per il microbiota

VERO/FALSO Gli zuccheri, specie se raffinati, sono visti come l’aglio per il vampiro e vanno tenuti lontani dalla nostra tavola. In realtà, gli zuccheri alimentano il microbiota che deve ricevere energia come è necessario per le cellule del colon. Il microbiota sano permette di avere una parete intestinale salda, attraverso la quale non può passare qualcosa di indesiderato senza che le cellule intestinali non possano fare da filtro. La flora intestinale funge da barriera anche fisica e averla in buona salute significa non sbilanciarla magari a scapito di Lactobacillus o di Enterococcus e mantenendo le giuste proporzioni con i Bifidobacter. Purtroppo troppi alimenti iperprocessati o ricchi di grassi inutili vanno a selezionare negativamente la popolazione dei batteri intestinali. Nel caso dei più piccoli è un danno che si ripercuote nell’immediato, con delle deficienze di micronutrienti e di supporto dal microbiota, ma soprattutto si riflette nel futuro originando un microbiota selezionato in maniera infelice per cui si pagheranno delle conseguenze sulla salute futura. Volendo aiutare i nostri amici batteri, è preferibile aumentare la quota degli omega-3 che oltre ad avere una forte azione protettiva perché sono dei naturali antifiammatori, al contrario di alcuni grassi omega-6 di cui abusiamo, sono gustosi perché si trovano soprattutto nel pesce.

Il mio microbiota serve solo ad aiutare la digestione di ciò che mangio

FALSO Oramai è chiaro che la funzione del microbiota nell’intestino non si limita solo alla digestione. Sarebbe come usare una fuoriserie nel traffico cittadino mentre possiamo fare ben altro ed è questo caso in cui il microbiota ha delle funzioni sorprendenti e molto più avanzate di quanto si pensi. Intanto è un paragonabile a un “organo” perché sente gli stimoli esterni, come nel caso dei famosi “torcimenti” dopo una discussione o i problemi seguenti un cambio di alimentazione troppo brusco, ma risponde a questi stimoli dando vita a degli effetti magari poco gradevoli. Di solito il microbiota è personalissimo, pari all’impronta retinica e meglio di una digitale. La popolazione dei batteri e la loro distribuzione, è del tutto personale. Ci aiuta a stare meglio perché riduce il contatto dei contaminanti con la parte intestinale, perché rilascia sostanze positive come vitamine, ormoni o gli acidi grassi di cui sopra. Il microbiota è per definizione eterogeneo, ma relativamente costante; cambia anche nel tempo per cui negli anziani si osserva un microbiota diverso. Se si ammala, ovvero va in “disbiosi”, il microbiota può essere anche coinvolto nell’obesità, nell’avere troppo colesterolo in circolo, ma risente di stati infiammatori, di forme tumorali, ma anche degli stress psicofisici. Proprio quest’ultimi sono la conferma del legame tra microbiota e cervello. L’uomo di panza è considerato un uomo di grande potere che si può estendere per sillogismo ad avere una mente più forte e reattiva. Quello che per molti è il nostro secondo cervello si riflette come attività sul primo procurandoci sia dando migliorando lo stato di benessere che originando del malessere generale. Un microbiota sano è anche un modo per rinforzare il sistema immunitario, alcuni studi hanno dimostrato ad esempio la connessione tra la flora intestinale e una maggiore resistenza alle infezioni virali mentre altre evidenze lo vedono coinvolto come concausa in alcune patologie di tipo psicologiche.

Mangio quotidianamente degli yogurt per aiutare il microbiota a lavorare meglio

VERO Esiste la famiglia dei probiotici che sono dei veri e propri integratori che introducono batteri positivi per potere “colonizzare”, ecco di nuovo un termine affine agli alieni e allo spazio, l’intestino in maniera salutistica. L’idea è quella di introdurre nell’intestino dei batteri naturali, buoni e capaci di cacciare via le forme meno utili oppure per integrare i batteri che se sono mancanti rappresentano una causa ad esempio dell’intestino irritabile oppure di pazienti di Crohn o di colite ulcerosa. Buona parte di questi integratori richiede un periodo di almeno 14-21 gg per consentire ai nuovi arrivati di sostituirsi alle famiglie di batteri indesiderati. Questa strategia non ha fornito sempre i risultati attesi e i vecchi “coloni” tendono a non far attecchire i nuovi batteri in arrivo. Nell’intestino vivono circa 10.000 volte il numero di abitanti di tutto il pianeta per cui non è facile sostituire l’intero microbiota sempre che non si ricorra al trapianto di microbiota. Il trapianto fecale di microbiota (FMT) richiede il trasferimento del materiale delle feci da un donatore sano e senza malattie contagiose o che abbia usato antibiotici di recente, in un paziente con delle difficoltà a livello intestinale. Come tutti i trapianti non può essere assicurato il successo, ma in alcuni casi è l’unica soluzione per risolvere le disbiosi.

Il microbiota risente degli antibiotici che possono modificarne funzionamento ed equilibrio

VERO Il microbiota è formato da batteri che convivono in un equilibrio che può essere spostato dall’utilizzo o peggio ancora dall’abuso di antibiotici. In alcune terapie è necessario l’uso di antibiotici per contrastare infezioni o altro, tanto che si supplisce con una integrazione anche di vitamine per fornire quelle che vengono meno da un microbiota esposto a questi antibiotici. Un rischio da evidenziare è quello degli antibiotici presenti come contaminanti in alcuni alimenti che sia pure presenti in tracce non creano un danno ingente al microbiota. Un caso che ha ha fatto rumore è quello delle analisi sul latte fresco e Uht realizzate dal Salvagente. La  continua presenza di tracce di antibiotici, però, li rende simili alle Sirene di Ulisse per cui, alcune famiglie di batteri intestinali vengono selezionati in maniera positiva e si modifica in modo disbiotico un microbiota altrimenti bilanciato. Il rischio per questa attività antibiotica ignota, perché poco evidente o inattesa, è tanto più grande quanto più è piccolo il consumatore. Questa pressione selettiva sul microbiota collegata ad alcuni alimenti poco contaminati da antibiotici su una flora intestinale giovane, ne può ridurre la sua biodiversità e questo rappresenta di per se un fatto negativo e, inoltre, può indurre un maggior rischio di sviluppare altre patologie.

il Salvagente

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