news Le regole ci sono (quasi tutte), ma la didattica a distanza è una brutta copia di quella in presenza

13 Novembre 2020by 0
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Arrivano i chiarimenti sulla didattica a distanza nelle scuole, grazie a una nota emessa dal Ministero dell’Istruzione, d’intesa con i sindacati. Erano, e continuano ad essere molti i dubbi sul corretto svolgimento della Dad (in termine tecnico è definita didattica digitale integrata, Ddi) visto che durante il primo lockdown, a causa dell’impreparazione generale, molti ragazzi sono rimasti isolati e esclusi dal diritto all’apprendimento.

Didattica a distanza, il ruolo centrale del collegio docenti

In ogni caso, la nota chiarisce che sarà ogni scuola a decidere, nel piano scolastico sulla Ddi in che misura integrare le attività sincrone, quelle che comportano interazione in tempo reale tra docente e studenti, e quelle asincrone, svolte in assenza di interazione in tempo reale.

Le difficoltà con le ore di insegnamento “asincrono”

Nessun obbligo, pertanto, di svolgere l’intero orario di servizio in modalità sincrona, salvo nei casi in cui sia espressamente deliberato dal collegio docenti. In effetti, immaginare di spiegare, da una parte, e seguire una lezione, dall’altra, per 5 o 6 ore filate davanti lo schermo, senza perdere la concentrazione necessaria, è poco realistico. Particolarmente utile si rivela la possibilità di adottare una unità oraria inferiore ai 60 minuti e stabilire le eventuali relative pause tra le lezioni sincrone. Tutt’altro che chiaro, invece, è cosa rientri tra le attività asincrone.

“Ieri ho partecipato a un collegio docenti in cui la preside assicurava che tra queste non c’è la possibilità di registrare una lezione o parte di essa. Ma dunque a cosa si riducono le attività asincrone, ad assegnare i compiti e correggerli?” dice al Salvagente, Rita, un’insegnante delle medie. Anche perché,  considerando quello che dicono le linee guida, sulla quota minima di ore in sincronia, sarà difficile conciliare il tutto. Restano fermi, infatti, l’orario di servizio previsto dal contratto nazionale del lavoro per ogni grado scolastico e la quota minima di ore in modalità sincrona stabilita dalle Linee guida sulla Ddi, pari a 15 ore per le scuole del primo ciclo (10 per le classi prime della Primaria) e a 20 ore per la secondaria di secondo grado.

I luoghi di svolgimento della didattica

Come riporta una nota dell’Anief, uno dei sindacati firmatari degli accordi, la questione fondamentale riguarda il luogo di svolgimento della ddi. La nota evidenzia che ogni istituto possa adottare “ogni disposizione organizzativa atta a creare le migliori condizioni per l’attuazione delle disposizioni normative a tutela della sicurezza e della salute della collettività, nonché per l’erogazione della didattica in Ddi, anche autorizzando l’attività non in presenza”. Piena libertà, dunque, per i dirigenti scolastici, di stabilire che i docenti possano svolgere la didattica a distanza da casa anche quando sono solo le classi a essere in quarantena/isolamento.

La strumentazione

La nota segnala alle scuole la necessità di provvedere a fornire a tutto il personale a tempo determinato che ne avesse bisogno, i dispositivi necessari per svolgere la Ddi, anche ricorrendo allo strumento del comodato d’uso, “in attesa – scrive Anief – che governo e Parlamento pongano rimedio alla perdurante e inaccettabile esclusione del personale docente a tempo determinato e del personale Ata dalla fruizione della Carta per la formazione e l’aggiornamento di 500 euro”.

I docenti positivi al Covid

I docenti positivi al Covid-19 e posti in malattia certificata non possono svolgere alcuna attività lavorativa. La didattica a distanza, quindi, va svolta solo in caso di quarantena o di isolamento fiduciario. Sul punto, peraltro, è recentemente intervenuta anche l’Inps. Inoltre viene previsto che “il dirigente scolastico, in presenza di difficoltà organizzative personali o familiari del docente in quarantena o isolamento fiduciario, ne favorirà il superamento anche attraverso la concessione in comodato d’uso della necessaria strumentazione tecnologica”. Sulle misure da adottare in favore degli studenti disabili e, più in generale, degli alunni con bisogni educativi speciali (ne avevamo parlato qui), anche non certificati e compresi gli studenti a rischio digital divide, è già stata prodotta una specifica nota interpretativa del DPCM 3 novembre 2020.

Le conseguenze per gli studenti

La speranza è che prima o poi la didattica a distanza funzioni meglio, visto che durante il primo lockdown la cattiva organizzazione aveva creato conseguenze spiacevoli anche dal punto di vista dell’apprendimento degli studenti.

Benedetto Vertecchi professore emerito di Pedagogia sperimentale all’Università Romalo scorso maggio, intervistato da Enrico Cinotti per il Salvagente aveva già notato: “Credo che la didattica a distanza possa sostituire quella tradizionale solo in presenza di condizioni eccezionali. E certamente sono eccezionali le condizioni in cui oggi il sistema educativo si trova a operare. Le perplessità però nascono dal costatare che le tante iniziative promosse per fare fronte alle difficoltà sono semplici riprese per analogia di modelli didattici ordinari. A mio giudizio occorre uscire dall’eccezionalità e pensare a qualcosa di diverso per la ripartenza”. Una speranza che in molti casi è andata delusa.

Nel primo lockdown, spiegava Vertecchi, “Siamo stati quasi totalmente impreparati e si è dovuto organizzare tutto molto in fretta, ma commettendo due errori che in queste lunghe settimane non sono stati corretti: la didattica a distanza non può “replicare” quella tradizionale, così come le proposte da indirizzare agli allievi devono essere riformulate nella forma e nel contenuto.

Eppure il professore di pedagogia non ha dubbi sulle potenzialità di uno strumento del genere: “Ho studiato per anni le soluzioni alternative alla scuola in presenza e posso dire che l’istruzione a distanza può essere considerata una soluzione avanzata ma non sul piano dell’apprendimento quanto su quello della fruizione: in determinati contesti è più comodo è più agevole promuovere un percorso di istruzione. Un tema che si è evidenziato con le nuove opportunità messe a disposizione della rete ma sempre, come testimonia questo periodo di emergenza, esaltando più la rilevanza del mezzo, ovvero la facilità di comunicare a distanza, piuttosto che uno specifico contenuto didattico pensato in funzione di un nuovo modo di fare scuola”.

Usiamo la tecnologia ma non ci adeguiamo

Continuava Vertecchi: “Limitarsi a operare il semplice travaso di contenuti consueti in contenitori non consueti è segno da un lato di una scarsa consapevolezza di che cosa sia l’istruzione a distanza e di come sia venuta acquisendo rilevanza nello sviluppo dei sistemi d’istruzione, dall’altro di una indeterminatezza concettuale che riduce l’istruzione alla semplice trasmissione del messaggio, senza curarsi di quali siano le caratteristiche degli elementi di cui esso si compone. È come se ritenessimo che la qualità di un messaggio trasmesso tramite il servizio postale dipenda dalle caratteristiche del postino che al termine del percorso consegna il plico”.

Il messaggio finale del professor Vertecchi era stato chiaro: “Il problema non si risolve distribuendo tablet a chi non ce l’ha. L’uso della tecnologia a fini didattici non può risolversi in una nuova forma di consumismo. Vanno adeguate le modalità e soprattutto i contenuti dell’insegnamento”.

A mesi di distanza, per troppi, la didattica a distanza – quando funziona – è rimasta una mera copia digitale di quella in presenza, senza i benefici della prima…

il Salvagente

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