newsDopo 28 anni forse avremo la mappa dell’amianto negli edifici pubblici

24 Novembre 2020by 0

Quasi 8 milioni di euro per la mappatura degli edifici pubblici che contengono amianto e la digitalizzazione e catalogazione degli atti sulle bonifiche della Direzione generale del ministero dell’Ambiente. È il frutto della convenzione siglata tra Invitalia e il ministero che decorrerà dal 1° gennaio 2021 e avrà una durata di 63 mesi e si inserisce tra i progetti sull’amianto, come “Asbesto 2.0”, finanziato nel 2017 e nel 2018 dal ministero per la definizione di una metodologia di indagine in grado di identificare gli edifici con presenza di amianto nelle coperture, a partire dalle scuole.

Mappatura e archivio digitale

La nuova convenzione ha l’obiettivo di sistematizzare la mappatura delle coperture degli edifici pubblici contenenti amianto, per rendere accessibili i dati agli addetti ai lavori mediante un unico applicativo informatico. Parallelamente, sarà realizzata la digitalizzazione dell’archivio cartaceo della Direzione Risanamento ambientale, che semplificherà il controllo della documentazione relativa ai singoli procedimenti. Le risorse economiche sono state individuate nell’ambito del Piano operativo ambiente FSC 2014/2020, sotto-piano “Interventi per la tutela del territorio e delle acque”.

Amianto, a che punto siamo

La legge che ha messo al bando l’uso dell’amianto nelle costruzioni di edifici pubblici e privati risale al 1992 (la Legge 257/92): prevedeva, tra le altre cose, la creazione dei piani regionali amianto (PRA) ovvero l’adozione da parte delle Regioni di un programma di protezione ambientale volto al censimento, alla rimozione e allo smaltimento dei materiali contenenti amianto. La norma prevedeva, nei successivi 180 giorni dall’entrata in vigore, che le Regioni adottassero il piano amianto vista l’urgenza non solo ambientale ma anche e soprattutto sanitaria che stava emergendo. Non ci sono dati recenti dello stato dell’arte ma l’ultimo rapporto organico è quello stilato nel 2018 da Legambiente. E i numeri contenuti sono tutt’altro che rassicuranti. Si legge nel rapporto: “Delle 15 Regioni che hanno fornito una risposta aggiornata al 2018, 13 su 15 di quelle che hanno risposto (l’86%) hanno dichiarato di aver approvato il Piano regionale Amianto (PRA); mancano all’appello Lazio e la provincia Autonoma di Trento. Alle 13 Regioni con il PRA approvato si aggiungono anche Liguria Toscana e Umbria che già nel 2015 avevano dichiarato di averlo approvato (la percentuale così scende al 76%), mentre resta indefinita la situazione in Abruzzo, Calabria e Molise che non hanno risposto nel 2018 e nell’edizione precedente del 2015 avevano dichiarato di non averlo approvato”.

Dunque se non tutte le Regioni hanno avuto modo in trent’anni di mappare la presenza di amianto c’è solo da immaginare – in mancanza di dati affidabili – quante abbiano effettuato le bonifiche!

Un colpevole ritardo a cui si aggiunge quello dei governi che si sono succeduti, tanto che solo oggi si annuncia un fondo per la mappatura degli edifici pubblici a quasi trent’anni di distanza dalla legge che ne vietava l’uso. E certo non per un capriccio.

I danni dell’amianto

L’amianto (o asbesto) è un materiale fibroso, costituito da fibre minerali naturali appartenenti ai silicati e alle serie mineralogiche del serpentino (crisotilo o amianto bianco) e degli anfiboli (crocidolite o amianto blu). Le fibre minerali comprendono sia materiali fibrosi naturali, come l’amianto; sia fibre artificiali, tra le quali la lana di vetro, la lana di roccia, ed altri materiali affini. L’amianto ha trovato un vasto impiego particolarmente come isolante o coibente e, secondariamente, come materiale di rinforzo e supporto per altri manufatti sintetici (mezzi di protezione e tute resistenti al calore).

La presenza delle fibre di amianto nell’ambiente comporta inevitabilmente dei danni a carico della salute, anche in presenza di pochi elementi fibrosi. È un agente cancerogeno. Particolarmente nocivo per la salute è il fibrocemento (meglio conosciuto come “eternit”), una mistura di amianto e cemento particolarmente friabile e quindi soggetta a danneggiamento o frantumazione.

I rischi maggiori sono legati alla presenza delle fibre nell’aria. Una volta inalate, le fibre si possono depositare all’interno delle vie aeree e sulle cellule polmonari. Le fibre che si sono depositate nelle parti più profonde del polmone possono rimanere nei polmoni per diversi anni, anche per tutta la vita. La presenza di queste fibre estranee all’interno dei polmoni può comportare l’insorgenza di malattie come l’asbestosi, il mesotelioma ed il tumore dei polmoni. Il mesotelioma è un tipo di tumore che si sviluppa a carico della membrana che riveste i polmoni (pleura) e gli altri organi interni. La sua casistica è fortemente relazionata alla presenza di asbesto aerodisperso e la sua comparsa si manifesta dopo 15-30 anni. Come il mesotelioma, anche il cancro polmonare compare solitamente a molti anni di distanza dall’inizio dell’esposizione e può insorgere anche per esposizione a bassi livelli di asbesto. L’effetto cancerogeno dell’amianto viene amplificato nei fumatori o più in generale in chi è esposto ad altri agenti inquinanti (es. gas di scarico, fumi industriali, ecc). Anche se in forma minore sono state riscontrate patologie del tratto intestinale e per la laringe connesse all’esposizione all’amianto.

 

il Salvagente

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