newsNuove regole per la privacy di Whatsapp. Perché c’è poco (di nuovo) di cui preoccuparsi

14 Gennaio 2021by 0

Negli ultimi giorni sui social e sulle chat di messaggistica si diffondono i tam tam di protesta contro la decisione di Whatsapp di modificare le condizioni di privacy, vincolandone l’accettazione all’utilizzo del servizio. Chi si rifiuta dovrà rinunciare al popolare servizio di messaggistica a partire dal prossimo 8 febbraio. In tanti addirittura stanno passando ai rivali, tanto è vero che Telegram, competitor popolare proprio per la maggiore attenzione alla privacy, ha superato i 500 milioni di utenti e sta aumentando a velocità incredibile (solo nella scorsa settimana +25milioni). Ma cosa dice di così preoccupante l’informativa per la privacy? E vale davvero la pena di pensare all’abbandono e al passaggio ad altri servizi analoghi?

Il cambio di condizioni

Sostanzialmente ciò che preoccupa è l’intenzione di Whatsapp di condividere dati personali dell’utente, come numero di telefono, contatti della rubrica, status, foto profilo, geolocalizzazione, e contatti con aziende commerciali, con la casa madre Facebook. Il motivo è presto detto: una profilazione ancora più massiccia per scopi commerciali. Trattandosi di una sorta di rubrica digitale nonché di luogo di scambio di messaggi privati e confidenziali, la dinamica di raccolta dati aggressiva viene vista come eccessiva da molti. Va detto però che grazie al GDPR, il regolamento Ue per la protezione dei dati personali,  per noi europei il problema si riduce a poco più di nulla.

Il chiarimento della compagnia

In un comunicato ufficiale, infatti, WhatsApp ha chiarito: “Non ci sono modifiche alle modalità di condivisione dei dati di WhatsApp nella Regione europea (incluso il Regno Unito) derivanti dall’aggiornamento dei Termini di servizio e dall’Informativa sulla privacy. WhatsApp non condivide i dati degli utenti WhatsApp dell’area europea con Facebook allo scopo di consentire a Facebook di utilizzare tali dati per migliorare i propri prodotti o le proprie pubblicità”. Dunque, almeno per il momento, non si va incontro a pericoli particolari per la propria privacy cliccando “ok” sull’informativa che appare sulla schermata dell’app. Almeno non a più pericoli di quanti già non esistano a causa dell’enorme fame di profilazione che contraddistingue Facebook e che il GDPR non ha del tutto messo a freno.

il Salvagente

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