newsOtto bambini fanno causa a Nestlé, Mars & Co: “Noi schiavi nelle piantagioni di cacao”

15 Febbraio 2021by 0

Otto bambini del Mali accusano le multinazionali del cioccolato Nestlé, Cargill, Barry Callebaut, Mars, Olam, Hershey e Mondelēz di essere a conoscenza che loro, e tanti altri, erano impiegati come “schiavi” nelle piantagioni di cacao in Costa d’Avorio.

Supportati dall’Ira, l’International rights advocates, di Washington gli 8 bambini ora adulti sostengono in una class action di essere stati “reclutati” all’età pre-adolescenziale con la promessa di un lavoro in Costa d’Avorio e un stipendio di 34 sterline al mese. Lavoro che in primis non sarebbe dovuto essere affidato a dei minorenni e che addirittura veniva svolto in condizioni di schiavitù – visto che spesso il “promesso” stipendio non veniva versato – e senza le dovute precauzioni per proteggersi dalle sostanze chimiche, erbicidi soprattutto, impiegati nelle piantagioni.

Lavoro minorile, accordi non rispettati

Ira ricorda che il lavoro minorile è una piaga nella coltivazione del cacao e che le principali aziendi del settore che acquistano materia prima da queste piantagioni hanno firmato nel 2001 firmato il “Protocollo Harkin-Engle” in cui hanno promesso esplicitamente ai consumatori e alle autorità di regolamentazione che avrebbero smesso di usare il lavoro minorile entro il 2005. Invece, si sono concessi numerose estensioni unilaterali di tempo e ora affermano che entro il 2025 si ridurranno di 70% la dipendenza dal lavoro minorile. “Piuttosto che fare progressi – si legge in una nota di IRa – il loro utilizzo del lavoro minorile sta effettivamente peggiorando“.

Alla fine del 2020, uno studio del Norc presso l’Università di Chicago e finanziato dal Dipartimento del lavoro degli Stati Uniti ha concluso che 1,56 milioni di bambini lavoratori erano illegalmente impiegati nelle aree di coltivazione del cacao della Costa d’Avorio e del Ghana nella stagione di crescita 2018/19, un aumento del 14% rispetto a uno studio del 2015 e 1,48 milioni di bambini “lavoratori” impegnati in mansioni pericolose durante questo periodo.

“Li costringeremo a smettere”

Terry Collingsworth, direttore esecutivo di IRAdvocates, che rappresenta gli otto querelanti maliani, ha dichiarato: “Dandosi questa serie di estensioni, queste aziende ammettono che sanno utilizzando schiavi bambini e continueranno a farlo fino a quando non decideranno che è nel loro interesse smetterla. Lo scopo di questa class action è costringerli a fermarsi. Consentire la riduzione in schiavitù dei bambini africani nel 2021 per raccogliere cacao per le grandi multinazionali è oltraggioso e deve finire”.

La causa si basa principalmente sul Trafficking Victims Protection Reauthorization Act (TVPRA). Questa legge statunitense consente alle vittime della tratta e del lavoro forzato di citare in giudizio le aziende che partecipano a una “impresa” e beneficiare della tratta o del lavoro forzato. Le società convenute, ricorda la nota di Ira, “traggono vantaggio continuando a trarre profitto dalla vendita di cacao a buon mercato raccolto da bambini schiavi, compresi gli otto querelanti che hanno presentato questo caso. La TVPRA rende le società solidalmente responsabili della schiavitù dei bambini per conto della ‘impresa’”.

il Salvagente

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