newsCovid, una maxi-ricerca sugli studenti italiani spiega che chiudere le scuole non ha effetti sulla curva del contagio

22 Marzo 2021by 0

Chiunque abbia in famiglia figli piccoli sa bene il carico che il nuovo lockdown targato governo Draghi ha imposto sulle spalle dei lavoratori chiudendo anche asili nidi, scuole materne e elementare, per lo più rimasti aperti negli ultimi mesi. Adesso una maxi-ricerca che ha analizzato la diffusione del covid tra 7,3 milioni di studenti italiani spiega che a giudicare dai numeri non c’è alcuna incidenza delle lezioni in presenza sulla curva di contagio in Italia.

I numeri su 7,3 milioni di studenti italiani

Secondo la ricerca condotta da una squadra di epidemiologi, medici, biologi e statistici tra cui Sara Gandini dello Ieo di Milano, pur non esistendo il rischio zero “non esiste ma sulla base dei dati raccolti possiamo affermare che la scuola è uno dei luoghi più sicuri rispetto alle possibilità di contagio” (così l’epidemiologa e biostatistica al Corriere della Sera). Gli studi analizzano i dati del Miur e li incrocia con quelli delle Ats e della Protezione civile fino a coprire un campione iniziale pari al 97% delle scuole italiane: più di 7,3 milioni di studenti e 770 mila insegnanti.

I giovani contagiano la metà degli adulti, anche con la variante inglese

Secondo i numeri analizzati dallo studio, l’impennata dell’epidemia osservata tra ottobre e novembre non può essere imputata all’apertura delle scuole perché il tasso di positività dei ragazzi rispetto al numero di tamponi eseguito è inferiore all’1%. E nelle regioni che hanno disposto in quel periodo una chiusura parziale o totale, come Lombardia e Campania, l’influenza sull’indice Rt non c’è stata. L’esempio che fa Sara Gardini riguarda Roma, dove a settembre le scuole aprono 10 giorni prima di Napoli ma la curva si innalza 12 giorni dopo il capoluogo campano. Secondo lo studio, poi, i giovani contagiano il 50% in meno rispetto agli adulti, dato confermato anche con la variante inglese. I focolai da Sars-Cov 2 che si accendono in classe sono meno del 7% di tutte le scuole e la frequenza nella trasmissione da ragazzo a docente è statisticamente poco rilevante. Mentre è quattro volte più frequente che gli insegnanti si contagino tra loro, forse in sala professori.

Alle elementari e medie meno contagi

Altro mito da sfatare quello che considera il contagio più probabile tra alunni delle scuole primarie e secondarie di primo grado, perché più portati a non rispettare le disposizioni di sicurezza: l’incidenza di positivi tra gli studenti è inferiore di circa il 40% per le elementari e medie e del 9% per le superiori rispetto a quella della popolazione generale.

“Riaprire al più presto le scuole”

Per questo l’epidemiologa Gandini dichiara al Corriere della Sera: “In mancanza di evidenze scientifiche dei vantaggi della chiusura delle scuole, il principio di precauzione dovrebbe essere quello di mantenere le scuole aperte per contenere i danni gravi, ancora non misurabili scientificamente in tutta la loro portata e senz’altro irreversibili sulla salute psicofisica dei ragazzi e delle loro famiglie. La scuola dovrebbe essere l’ultima a chiudere e la prima a riaprire”.

il Salvagente

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