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newsAumenti della pasta: cosa c’è dietro la crisi del grano duro

2 Settembre 2021by 0

Alcuni alimenti ci rappresentano nel mondo quasi alla pari con la nostra bandiera o con il nostro inno nazionale e se ci fossero delle Olimpiadi del cibo molto probabilmente il ruolo di alfiere dovrebbero giocarselo la pasta, il vino, l’olio extravergine di oliva, alcuni formaggi insieme a pochi altri tesori gastronomici e salutistici. Come spesso accade l’alfiere che è quello che precede, è anche oggetto di attacchi e di speculazioni economiche. In questi giorni si sta verificando per il grano duro, la base della pasta secca, un cambiamento dei prezzi che ciclicamente si è già osservato nel passato. La natura funziona come un preciso orologio e questa stagione, e forse anche le prossime, saranno oggetto di una crisi con forte impatto su tutti e nello specifico sul consumatore di pasta secca. Volendo citare la scrittrice americana Willa Cather “Ci sono alcune cose che impari meglio nella calma, e altre nella tempesta”. Questo sarà il momento per applicare al meglio le sue parole e ricavare il massimo da questo brutto momento.

Ho letto che quest’anno il grano duro sarà poco disponibile, significa che non avremo pasta di semola fatta con grano italiano?

FALSO I cambiamenti climatici sono oramai evidenti sotto gli occhi di tutti, basta ricordare come siamo impazziti per il caldo afoso e poi siamo corsi ad usare gli ombrelli tutto nel giro di pochi giorni. Il pianeta Terra, fortunatamente, non conosce il mercato o le sue logiche per cui paesi come il Canada che produce grandi quantità grano duro, necessario per fare pasta secca, quest’anno è stato colpito da una siccità anomala e molto grave per cui la sua quota di esportazione si è ridotta di circa 3 milioni di tonnellate. Meno semola significa ovviamente avere meno pasta secca. A questo calo di grano duro canadese sul mercato si aggiunge la ridotta produzione degli Stati Uniti, dall’Arizona ad esempio, ed anche la Francia non riesce a compensare queste perdite perché paradossalmente colpita da forti alluvioni proprio nel momento critico della fioritura del grano duro. Le nostre produzioni di grano duro sono aumentate invece per il 2021 dell’1,5% grazie a condizioni climatiche più favorevoli. Purtroppo, questa crescita non riesce a soddisfare i bisogni di grano duro per tutta la pasta secca che si fa in Italia. I pastai che hanno abbracciato l’uso del grano italiano per avere pasta fatta in Italia da grano italiano possono continuare a produrne magari utilizzando le poche scorte già presenti.

Sono certo che questa crisi del grano duro si ripercuoterà sulle mie tasche

VERO Il prezzo del grano duro è salito anche del 60% rispetto a poco tempo fa, questo dato economico combinato con la maggiore domanda di pasta mai osservata negli ultimi anni, non trova secondo la legge del mercato la giusta offerta per la mancanza di materia prima. Addirittura, si parla di un ulteriore aumento fino ad arrivare a 60 euro per quintale di semola per fine anno. Probabilmente accadrà perché anche le produzioni australiane non potranno offrire altro grano duro sul mercato dato che è stato seminato senza prevedere questi fenomeni climatici e quindi non riesce a soddisfare la domanda crescente. Cosa può comportare per le nostre tasche questa crisi mondiale di produzione del grano duro? Il maggiore costo della semola si trasformerà direttamente in un costo maggiore del pacco di pasta che potrebbe coincidere con un 50% in più di costi diretti. Le cattive notizie viaggiano in compagnia, per cui vanno aggiunti altri aumenti che si stanno affacciando all’orizzonte. Infatti, il pacchetto di pasta per arrivare sulla nostra tavola richiede plastica per l’imballaggio di vendita, acciaio per le attrezzature, costi energetici, costi di trasporto etc. ovvero tutte voci in aumento e il rincaro sarà in parte scaricato sul consumatore finale anche se speriamo da grandi estimatori di questa eccellenza che l’aumento sia in parte assorbito dalla filiera.

Poco grano significa avere anche poca qualità della semola e avrò una pasta più scadente

VERO/FALSO Una minore offerta non equivale necessariamente ad una minore qualità del prodotto, ma certamente ci saranno anche produzioni più scadenti che potranno essere prese in considerazione per compensare l’invariata domanda di pasta secca. Se vogliamo trovare un lato anche positivo, potremmo pensare che una siccità così forte nell’area nord-americana comporti un minore uso di glifosato che viene usato come disseccante e questa annata quanto meno ne sfavorisce l’abuso. L’utilizzo non sarà azzerato, ma di certo si può ipotizzare un suo minore uso e questo si ripercuoterà positivamente su ciò che mangeremo. D’altra parte, alluvioni e tanta umidità, come è accaduto in Francia, favoriscono le muffe e magari quest’anno saranno le micotossine  da controllare in maniera più capillare anche se si tratta di prodotti comunitari come il grano duro francese che circola liberamente nel mercato comune. In periodi di magra come offerta vengono anche rivalutati alcuni sottoprodotti che avevano magari una destinazione diversa. Nel caso del grano duro, i chicchi rotti, parzialmente integri di solito venivano indirizzati alla zootecnica, la loro sicurezza e qualità non è diversa dai chicchi interi ma in tempi di magra si possono riutilizzare per dare altra semola e quindi compensare in piccola parte la minore offerta presente sul mercato.

Non credo ci siano soluzioni per evitare altre crisi del genere

FALSO Coelho ci ricorda che il vero agricoltore ha pazienza, rispetta le stagioni e non perde tempo ad arrabbiarsi con il clima. Questo è tutto vero: prevedere l’andamento dell’annata dei campi è sempre aleatorio e pochi ci riescono. Si può però tentare di aumentare la forza degli argini e difendersi poi meglio dalle impreviste esondazioni. La filiera del grano italiana soffre di tali fragilità che la rendono anche troppo dipendente dalle importazioni, dalle crisi canadesi o dalla enorme crescita della domanda di grano in Cina. Il nostro territorio ha le caratteristiche giuste per migliorare la sua produttività e renderci più “sovranisti” dal punto di vista agricolo e alimentare. La nostra produzione di semola è di elevata qualità, non serve tutto il soccorso della chimica come in altri paesi, abbiamo esperienza e fantasia nel trovare nuovi formati e nuove idee per essere sempre un passo avanti agli altri. Il crinale da superare per vedere l’orizzonte è quello di tornare a riconoscere le produzioni agro-alimentari come settore strategico del paese da sviluppare e da sostenere per dare ai giovani sia nuove prospettive sociali che economiche.

il Salvagente

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