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Pasta, che ne sarà del decreto sull’origine del grano?

26 Ottobre 2021by 0

Vuoi imporre a decifrare tutte le informazioni riportate sulle confezioni? “Quello che l’etichetta dice (se impariamo a leggerla)” è la nuova guida del Salvagente, un libro agile di 144 pagine firmato da Enrico Cinotti con il quale costruirsi la cassetta degli attrezzi per imparare a leggere le etichette

Sì! Voglio leggere la pagina informativa della Guida “Quello che l’etichetta dice”

“Solleciteremo il governo a rinnovare l’obbligo di indicare l’origine del grano sulle confezioni di pasta”. A dirlo il deputato Luciano Cillis, esponente M5S in commissione Agricoltura. Il decreto dei ministeri delle Politiche Agricole e dello Sviluppo Economico del luglio 2017 (rinnovato nell’aprile 2020) che ha introdotto l’obbligo dell’indicazione di origine per la pasta è in scadenza il 31 dicembre e ad oggi – come raccontiamo anche nel numero di novembre del Salvagente in edicola venerdì 29 ottobre e dal 28 sul nostro e-shop – la sua proroga non è data ancora per certa.

Il testo – spiega De Cillis – rappresenta una fondamentale tutela e valorizzazione delle produzioni nazionali e uno strumento di trasparenza verso il consumatore. Per questo, solleciteremo il Governo a rinnovare l’obbligo in scadenza a fine anno. La richiesta sarà estesa a riso e confezioni di derivati di pomodoro, sughi e salse, ulteriori eccellenze del made in Italy agroalimentare, che meritano la stessa tutela prevista per latte, formaggi e salumi.

“Il decreto prevede che venga esplicitato il Paese di coltivazione del grano e quello di molitura – aggiunge il deputato M5S -. Quello dell’etichetta trasparente è solo uno degli strumenti necessari per tutelare e rafforzare il comparto del grano duro che soffre di fortissime fluttuazioni di mercato e di una filiera frammentata”.

“Ci auguriamo sia che diventi presto realtà la mia norma su Granaio Italia, sul monitoraggio delle materie prime, sia che la Commissione Sperimentale Nazionale sulla rivelazione dei prezzi si rafforzi e convinca gli operatori a un maggior dialogo. Infine, con i contratti di filiera, spingiamo a creare quel legame che manca al settore tra i diversi protagonisti affinché si faccia sistema e si riesca a essere sempre più b innovando e creando maggior reddito” conclude De Cillis.

il Salvagente

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